Educazione oltre la performance

I sistemi educativi incentrati sulla prestazione permettono di sviluppare competenze specifiche, ma trascurano la dimensione interiore e relazionale dell’individuo.
È possibile immaginare sistemi alternativi? Sì, e ne esistono già degli esempi.

 

L’essere umano è un sistema complesso. Ognuno di noi è un intreccio unico di esperienze, ricordi, competenze, sensazioni e sentimenti. Non siamo fatti di parti separate e indipendenti, ma di dimensioni che si influenzano continuamente e danno forma, un istante dopo l’altro, alla nostra vita. Ce ne accorgiamo, per esempio, quando uno stimolo sensoriale, come un odore, attiva una reazione della memoria, come la rievocazione di un ricordo, oppure quando un’emozione forte, come la paura, genera una risposta fisica, come la corsa. Nella nostra esperienza quotidiana è impossibile separare la mente dal corpo o la sfera razionale da quella emotiva.

Per gestire questa grande complessità in modo efficiente, siamo portati ad applicare delle scorciatoie mentali, delle semplificazioni. In altre parole, non analizziamo ogni volta ogni dettaglio di ogni situazione – il che sarebbe paralizzante – ma scegliamo, come individui e come gruppi, a cosa prestare attenzione in base alle circostanze. Dunque, da un lato l’esperienza umana è ricca e complessa, frutto di molte dimensioni interconnesse e in continua evoluzione. Dall’altro, per vivere in modo sostenibile dentro questa complessità ricorriamo in una certa misura a delle semplificazioni della realtà, valorizzando alcuni aspetti a scapito di altri in base alla situazione.

I sistemi educativi sono uno dei principali modi in cui, come società, traduciamo questa complessità in modelli più semplici e trasmissibili. A scuola, per esempio, suddividiamo il sapere in materie, lo organizziamo in programmi e lo valutiamo con voti e test: strumenti necessari, ma che inevitabilmente semplificano la complessità dell’esperienza umana. In questo contesto diventa centrale una domanda: come si può accompagnare la crescita personale, attraverso l’educazione, senza ridurne la complessità?

 

 

Educare alla performance

Per rispondere, iniziamo col rilevare le particolarità della cultura occidentale moderna. Questa tende a dare molto spazio a ciò che è visibile e misurabile, mettendo in secondo piano altri aspetti meno tangibili della realtà. Basti pensare a quanto approfonditamente studiamo le malattie del corpo per curarle, mentre fatichiamo a dare la stessa importanza alle sofferenze della mente. È una cultura che considera generalmente ciò che è osservabile come più affidabile, mentre ciò che appartiene all’esperienza interiore risulta più difficile da riconoscere e valorizzare. Le emozioni, la qualità delle relazioni e il senso etico delle nostre scelte vengono esplorati meno rispetto alla gestione del fisico e alle competenze logico-razionali necessarie per analizzare dati.

Questa asimmetria si riflette anche nei nostri modelli educativi, che valorizzano soprattutto ciò che è quantificabile e lasciano ai margini le dimensioni interiori e relazionali. Molti sistemi scolastici sono un susseguirsi di votazioni e test che accompagnano le persone dall’infanzia alla maturità. Questo modello spesso esce dalla scuola e viene replicato anche in altri ambiti, come lo sport e l’arte. Si dà grande spazio alla misurazione di risultati, alla valutazione di competenze e allo sviluppo attraverso la competizione. Questo approccio ha dei sostanziali punti di forza, soprattutto nel permettere lo sviluppo approfondito di competenze specifiche e nel rendere l’apprendimento e il confronto scalabili. Ciononostante, comporta anche un rischio reale di appiattire il valore di una persona sui risultati che produce, con conseguenze importanti per il suo benessere.

In una certa misura, è normale che in questi sistemi educativi si mettano in risalto alcuni elementi piuttosto che altri, dal momento che educare richiede sempre delle scelte: si sceglie quali capacità coltivare, quali strumenti offrire e quali obiettivi considerare importanti. Il punto infatti non è eliminare queste scelte, ma riconoscerne i limiti. Per scegliere lucidamente bisogna avere piena consapevolezza delle conseguenze, dirette e indirette, di certe impostazioni pedagogiche.

 

 

I dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità mostrano che la salute mentale delle persone più giovani è oggi una questione centrale. Una quota significativa di adolescenti convive con disturbi come ansia e depressione, e negli ultimi anni questi fenomeni risultano in aumento, anche in contesti caratterizzati da elevati livelli di benessere materiale. Nei sistemi educativi occidentali tradizionali, le dimensioni emotive e relazionali vengono raramente affrontate in modo esplicito. Eppure, diverse ricerche mostrano che la capacità di riconoscere e gestire le proprie emozioni, così come di costruire relazioni sane, è fondamentale per il benessere psicologico. Quando queste dimensioni non trovano spazio nell’educazione, le persone si trovano a incontrarle comunque nella vita, ma senza avere gli strumenti per affrontarle. In questo quadro, anche la pressione scolastica e i contesti fortemente orientati alla prestazione possono contribuire ad aggravare il disagio. Ambienti in cui il riconoscimento dipende soprattutto dai risultati e dal confronto con gli altri tendono ad aumentare stress, insicurezza e paura di fallire.

In queste dinamiche, gli ambienti educativi hanno un ruolo centrale perché definiscono gli elementi a cui, come comunità, diamo valore. Sono gli ambienti in cui bambini e bambine ricevono indicazioni fondamentali su cosa sia giusto e sbagliato, sulla base delle quali costruiranno le proprie identità adulte. È in questo senso che i sistemi scolastici e pedagogici possono amplificare il disagio oppure offrire le risorse per una crescita sana.

 

L’etica secolare del Dalai Lama

Di fronte ai limiti dei sistemi scolastici attuali, diventa importante guardare a modelli che abbiano un approccio diverso alla crescita umana. In questo senso, la cultura buddhista tibetana fornisce una prospettiva piuttosto diversa sull’educazione. Da millenni il buddhismo riflette su come ridurre la sofferenza umana attraverso pratiche che coinvolgono la mente e il corpo. È in questo contesto che si colloca la teorizzazione dell’etica secolare da parte di S.S. il XIV Dalai Lama. Pur mantenendo il suo ruolo di guida spirituale, egli ha evidenziato un punto essenziale: alcune qualità fondamentali per il benessere umano non appartengono a una sola tradizione culturale o religiosa, ma riguardano l’esperienza umana in quanto tale. Da qui nasce l’idea di un’etica secolare o universale: un insieme di principi e pratiche pensati per coltivare qualità interiori che sostengono il benessere umano e riducono la sofferenza, a prescindere dalla religione. Non è un sistema che sostituisce gli insegnamenti religiosi ma piuttosto li affianca, rendendo accessibili a tutte le persone lo studio e la pratica di comportamenti che riducono la sofferenza individuale e collettiva.

 

 

L’idea alla base è semplice e potente. Secondo il buddhismo, molti dei problemi che viviamo non derivano solo da condizioni esterne ma da stati mentali interiori. Infatti, se è vero che a volte soffriamo per un dolore fisico, tante altre volte soffriamo per le nostre ferite psicologiche ed emotive. A chiunque è capitato di stare male per una relazione rovinata, per la fatica di gestire le proprie emozioni o perché non si sentiva coerente con i propri valori: sono solo alcuni esempi di ferite reali e profonde, per quanto invisibili, per cui ci capita di soffrire. Per questo, l’etica secolare propone di lavorare anche sulle dinamiche interiori e di sviluppare qualità preziose come la consapevolezza, l’empatia e il senso di responsabilità.

Ma cos’è in concreto l’etica secolare? Non è semplicemente un sistema teorico ma un percorso pratico volto ad allenare la mente e il comportamento per vivere in modo più equilibrato e costruire relazioni più sane. Per il Dalai Lama il punto da cui deve partire è l’educazione, intesa non solo come trasmissione di conoscenze ma come sviluppo della persona nella sua interezza e complessità. Una parte centrale del percorso è lo studio della mente e delle emozioni, per riconoscerne le dinamiche con maggiore consapevolezza. In questa prospettiva, l’apprendimento non riguarda solo ciò che sappiamo, ma anche il modo in cui mettiamo in pratica la conoscenza e dunque pensiamo, agiamo e ci relazioniamo. Significa, ad esempio, imparare a gestire la rabbia, a sviluppare attenzione, a coltivare atteggiamenti come la gentilezza e la pazienza.

L’etica secolare ideata dal Dalai Lama propone quindi di integrare questi aspetti nei percorsi educativi, affiancando allo sviluppo cognitivo e fisico anche quello emotivo, etico e relazionale. È un sistema che intende favorire una conoscenza più completa di noi stessi e non limitata agli ambiti più direttamente visibili. Lo studio delle nostre dimensioni interiori non è visto come un’aggiunta accessoria, ma come un elemento essenziale per conoscerci e vivere meglio.

 

Dalla visione alla pratica

Abbiamo evidenziato i limiti di un approccio centrato su performance e misurazione e introdotto la prospettiva dell’etica secolare del Dalai Lama. Ora, per rispondere alla domanda iniziale, è interessante osservare come i principi dell’etica secolare, e più in generale un’educazione attenta alla dimensione interiore, siano stati tradotti in pratiche reali. Esistono programmi, istituzioni e percorsi di ricerca che cercano di dare più spazio alle dimensioni interiori, relazionali ed etiche dell’esperienza umana. Si tratta di tentativi concreti di costruire un’educazione più completa, che non riduca la persona alle sue prestazioni ma la accompagni nel suo sviluppo integrale.

L’attenzione alla dimensione interiore e relazionale ha iniziato a prendere forma, negli ultimi decenni, anche grazie al dialogo tra il Dalai Lama e il mondo scientifico. A partire dagli anni ’90, incontri e collaborazioni con ricercatori e studiosi, promossi attraverso iniziative come il Mind & Life Institute, hanno contribuito a mettere in relazione la tradizione contemplativa buddhista con le neuroscienze. Questo confronto ha avuto un ruolo importante nello sviluppo e nella diffusione di concetti come l’intelligenza emotiva – che abbiamo approfondito in un nostro precedente articolo – e ha aperto la strada a nuovi approcci educativi più attenti alla dimensione interiore.

In ambito scolastico, uno degli sviluppi più significativi è rappresentato da SEE Learning (Social, Emotional and Ethical Learning), un programma sviluppato dalla statunitense Emory University proprio a partire dal dialogo con il Dalai Lama. Si tratta di un percorso educativo non confessionale che integra sviluppo sociale, crescita emotiva e riflessione etica, portando concretamente i principi dell’etica secolare nella scuola. L’obiettivo è offrire strumenti per comprendere meglio il funzionamento della mente e sviluppare così consapevolezza e relazioni sane. In questo senso, SEE Learning rappresenta un tentativo di affiancare allo sviluppo cognitivo anche quello interiore, relazionale ed etico.

 

Un estratto dal libro di SEE Learning per le scuole elementari (fonte: Emory University)

 

Questo approccio, ispirato alla prospettiva dell’etica secolare, trova applicazione anche in altri contesti educativi che condividono l’idea di una formazione più completa della persona. Il Tibetan Children’s Village (TCV) rappresenta un’esperienza educativa che applica questi principi su larga scala. Nata su impulso del Dalai Lama, questa rete sociale ed educativa ha come missione quella di offrire a bambini e bambine non solo un’istruzione completa, ma anche un ambiente in cui sviluppare autonomia, senso di responsabilità e capacità di vivere in comunità. In questo contesto, l’apprendimento si estende oltre l’aula: la cura degli spazi, la collaborazione e la partecipazione attiva alla vita quotidiana diventano parte integrante del percorso educativo. In linea con la cultura tibetana, la crescita interiore di studenti e studentesse è tenuta in grande considerazione, e infatti sono attive diverse sperimentazioni di curricula SEE Learning all’interno della rete di TCV.

È parte dello stesso network educativo anche Dalai Lama Institute for Higher Education, una sorta di università di TCV che ha sede a Bangalore (India). Il modello di questo istituto affianca uno studio accademico di alto livello e un percorso di crescita personale e comunitaria. L’educazione qui è intesa in senso olistico: oltre allo sviluppo intellettuale, viene data importanza anche alle dimensioni emotive, sociali e pratiche.

Nel loro insieme, queste esperienze mostrano come sia possibile costruire percorsi educativi che tengano insieme competenze, relazioni e dimensione interiore, offrendo una risposta concreta alla sfida di educare senza ridurre la complessità dell’essere umano.

 

Oltre i modelli tradizionali

Tornando alla domanda iniziale, accompagnare la crescita personale senza ridurne la complessità non è semplice. I sistemi educativi sono inevitabilmente chiamati a fare delle scelte, e ogni scelta comporta dei limiti.

Ciò che emerge con sempre maggiore chiarezza, però, è che alcuni aspetti fondamentali dell’esperienza umana – come le emozioni, le relazioni e il senso etico – sono rimasti a lungo ai margini dei percorsi educativi più diffusi, con conseguenze negative che oggi iniziamo a riconoscere in modo più esplicito.

In questo contesto è importante guardare a modelli alternativi, non tanto per sostituire un sistema con un altro, ma per ampliare lo sguardo. Esperienze come SEE Learning mostrano che è possibile far dialogare la conoscenza scientifica occidentale con pratiche di consapevolezza e attenzione alla dimensione interiore sviluppate in altre culture, come quella tibetana. Più che offrire una soluzione definitiva, questi esempi indicano una direzione: quella di un’educazione che non rinunci alla complessità dell’essere umano, ma provi, passo dopo passo, a comprenderla e ad accompagnarla in modo più completo.

 

 

Scrittura e revisione editoriale di Marta Turchetta
Foto di Pexels, Unsplash and Emory University SEE Learning

 
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