Cura

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Il mondo in cui viviamo

La realtà è impermanente: ogni elemento è in continuo cambiamento, in una rete infinita di cause ed effetti. Non si tratta di un dogma, ma di una condizione osservabile del nostro mondo, riconosciuta 2500 anni fa dalla filosofia buddhista e confermata oggi anche dalle scienze moderne.

Nel suo evolvere continuo, la vita è per sua natura anche sofferenza, malattia, invecchiamento e morte. Accettare questi aspetti, per quanto faticosi, come parte integrante della nostra esperienza umana significa riconoscere la vita proprio per quella che è, e non per quella che vorremmo che fosse.

La società occidentale tende a rifiutare questa visione. Nelle occasioni di fragilità, per esempio nella malattia, alla sofferenza fisica si aggiunge spesso una sofferenza psicologica evitabile, legata al rifiuto di accettare la fragilità come possibile. Questo atteggiamento contribuisce a marginalizzare le persone fragili e chi se ne prende cura.

Le sfide di oggi

Accogliere la fragilità è particolarmente difficile nella società occidentale contemporanea, segnata da una cultura che esalta un ideale di perfezione immobile: persone sempre sane, belle, performanti, produttive. Un ideale irraggiungibile, che genera frustrazione, isolamento e sofferenza.

Invertire questa tendenza è un passaggio fondamentale verso una società più sana, equa e inclusiva. Malattia, invecchiamento e morte sono esperienze umane che, se intese in modo più naturale, ci possono unire nella cura e nella condivisione anziché farci sentire manchevoli e soli.

Questo cambiamento è tanto più necessario nei luoghi di cura, dove una visione capace di accogliere la fragilità può avere un impatto profondo su pazienti, caregiver e professionisti sanitari.

Il nostro sguardo

Promuovere una visione gentile che accolga la malattia, l’invecchiamento e la morte come naturali fasi dell’esistenza è un modo concreto per alleviare la sofferenza profonda della nostra società, così segnata da frustrazione e insoddisfazione.

È importante che questo cambiamento di visione avvenga innanzitutto là dove le fragilità vengono vissute direttamente: nei luoghi di cura, sia formali che informali. Una trasformazione simile in quei luoghi arriverebbe subito a chi ne ha più bisogno, cioè agli stakeholder dell’ambito della cura, dai pazienti ai loro caregiver, dai medici ai decision-maker.

In una società in cui si soffre per inseguire degli ideali impossibili, crediamo che favorire un approccio più accogliente e comprensivo alle fragilità della persona sia un passo importante verso il benessere individuale e collettivo.

Il nostro impegno

Dato che ogni cosa è destinata a passare, riconoscere questa verità può liberarci da un grande peso psicologico, tipico della contemporaneità. Per questo vogliamo offrire un’alternativa alla visione occidentale che glorifica vitalità e salute mentre marginalizza vulnerabilità e malattia.

Realizziamo questa visione sostenendo iniziative sociali che promuovono un approccio gentile e consapevole alle fragilità umane. Collaboriamo con enti del territorio, istituzioni, associazioni di stakeholder con l’obiettivo di assistere e accompagnare le persone che affrontano varie situazioni di fragilità, valorizzando le relazioni basate su fiducia e compassione.

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