TRUST-BASED PHILANTHROPY

Un nuovo approccio al dono

Dal finanziamento di progetti all’attivazione del cambiamento sistemico

Oggi è difficile parlare di impatto senza parlare di sistemi. Molte sfide contemporanee sono complesse e interdipendenti: per affrontarle servono alleanze, apprendimento continuo e capacità di adattamento. È quanto evidenziano analisi come quelle di Bridgespan Group, di Stanford Social Innovation Review (PACS) e dell’ecosistema MITx/u-lab, che insistono sull’importanza di agire sulle cause profonde dei problemi e di sostenere ecosistemi coordinati di attori diversi.


In questa prospettiva, anche la filantropia è chiamata a ripensare le proprie pratiche, per sostenere in modo adeguato i percorsi delle organizzazioni sociali verso il cambiamento. In alcuni casi restano in uso modelli pensati per contesti più lineari: risorse vincolate, tempi brevi, rendicontazioni onerose, relazioni poco bilanciate. Sono frizioni di sistema che possono assorbire energie preziose. L’opportunità è trasformarle in leve: più continuità, più autonomia, più dialogo e pratiche che rafforzino la missione.

La trust-based philanthropy nasce da qui

Dal riconoscere che la qualità dell’impatto dipende anche dalla qualità della relazione tra chi fornisce risorse e chi lavora sul campo. Una filantropia davvero orientata al cambiamento complesso non può limitarsi a distribuire fondi, ma deve interrogarsi su come influenza il sistema, costruisce fiducia, apprende e rende conto.

Il Trust-Based Philanthropy Project, movimento statunitense che studia e promuove pratiche di grantmaking più eque, vede nella filantropia basata sulla fiducia non solo un approccio nuovo al finanziamento, ma anche un riorientamento culturale. Alla base infatti c’è un importante cambiamento di paradigma, che passa da una logica incentrata sul donatore a una incentrata sulla comunità e la responsabilità condivisa.

Cos’è la trust-based philanthropy?

È un approccio filantropico che parte da un dato strutturale: tra chi eroga e chi riceve finanziamenti esiste quasi sempre un’asimmetria di potere*. Il punto non è negarla, ma riconoscerla e lavorare intenzionalmente per ridurla.  Il Trust-Based Philanthropy Project, punto di riferimento internazionale su questo approccio, insiste sul fatto che innovare le pratiche è importante, ma questa innovazione deve essere radicata in un cambiamento che tocca valori, cultura, strutture e leadership. L’obiettivo dell’approccio non è semplicemente alleggerire il lavoro delle nonprofit, ma costruire una filantropia capace di collaborare con un senso di responsabilità condivisa verso la società.

PERCHÉ LA FIDUCIA?

Come spiegato anche nel nostro articolo, nel settore filantropico la fiducia non è un generico sentimento ma una scelta organizzativa.

Si realizza in processi che non trattano le organizzazioni come implementatori da controllare, ma come esperti al lavoro, indispensabili per capire la realtà e costruire risposte efficaci a sfide complesse. La fiducia è la base per sviluppare pratiche che rafforzano la trasparenza, la coerenza e la responsabilità, nutrendo relazioni che si aprono al dialogo e si orientano alla crescita condivisa.

Scopri le
pratiche fondamentali

Nell’approccio basato sulla fiducia, i valori vengono prima dei metodi. Nel lavoro del Trust-Based Philanthropy Project, questi valori si traducono in alcune pratiche chiave:

  • Equità sistemica, per non perpetuare o creare disuguaglianze
  • Redistribuzione del potere con organizzazioni e comunità
  • Centralità delle relazioni come infrastrutture del cambiamento
  • Spirito di partenariato, dove il donatore è un alleato e non un “controllore”
  • Responsabilità verso i destinatari finali della donazione
  • Apprendimento continuo, come disciplina intenzionale
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Wisedāna Foundation vede nella trust-based philanthropy un modo più responsabile di abitare la relazione filantropica

Significa dare risorse flessibili, per favorire chi lavora sul campo nell’adattamento alle priorità che cambiano.


Significa lavorare con orizzonti più lunghi, perché il cambiamento profondo richiede tempi che raramente coincidono con i tradizionali cicli di progetti annuali.


Significa semplificare senza banalizzare: offrire solo ciò che serve davvero, usare bene il tempo, evitare logiche di controllo che impongono una tassa invisibile sul lavoro sociale.


Significa coltivare relazioni oltre le transazioni, per offrire ascolto, accompagnamento, comunicazione e apprendimento.


Significa ascoltare il feedback e apprendere, trattando il punto di vista delle organizzazioni e delle comunità come elementi fondamentali nella qualità degli interventi.

Dare forma alle condizioni del cambiamento

Quello verso la trust-based philanthropy è un importante cambiamento culturale e operativo.

Si passa da una logica di mero finanziamento a una di sostegno, perché le risorse non sono soltanto quelle economiche, ma anche ascolto, competenze, tempo, connessioni. Superando la frammentazione di tanti progetti isolati, si impara a riconoscere la realtà come insieme di processi interconnessi, il cui cambiamento avviene solo con continuità, pazienza e capacità di apprendere lungo il cammino. In quest’ottica, le organizzazioni sociali non sono più beneficiari da valutare, ma partner con cui condividere obiettivi e scelte. Anche l’accountability si trasforma in una responsabilità reciproca, basata sulla trasparenza. Si lavora così per ridurre l’asimmetria tra chi finanzia e chi riceve, attraverso ascolto, equità e riconoscimento delle competenze delle organizzazioni nei loro contesti.

La fiducia diventa quindi una pratica concreta: affidare spazio decisionale a chi ha prossimità ed esperienza, rendendo la filantropia più giusta ed efficace.

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